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I Love Disco Intervista Dj Linus sugli anni ’70

“Però Milano non era New York, non c’era Andy Warhol,

non c’era Broadway dietro il Corso 22 Marzo.

In realtà le imitazioni sono sempre imitazioni”

I Love Disco intervista Dj Linus sulla sua esperienza lavorativa come dj negli anni ’70 e sulladiscomusic:

Ricordi:

“Io ero un ragazzino negli anni ’70, quando in Italia nascevano sia le radio libere che le discoteche con la discomusic. Nella prima metà dei ’70 i locali non erano locali, e le radio libere non esistevano. Col ’75 parte la discomusic in America, e parte in Italia il mondo della radio libera. Io nel ’75 avevo 17-18 anni, ero un ragazzino con i capelli lunghi che ascoltava la radio e aveva un fratello più piccolo di 5 anni, Albertino, con il quale ascoltava la radio. Io andavo a ballare in discoteca, a quell’età si cominciava, mio fratello era troppo piccolo per andarci. Una domenica sera torno a casa e lui mi dice: ‘Guarda, vieni qua’, e mi fa sentire con l’FM degli anni ’70, terrificante, una radio che trasmetteva musica moderna, perché la radiorai trasmetteva la musica moderna in 2 o 3 pillole quotidiane, il resto erano notiziari e commedie radiofoniche, queste cose un po’ da anziano, invece questa radio metteva tutto il giorno musica come Barry White, era Radio Milano International, all’inizio del ’75.”

La Radio:

“Per un po’ ho fatto l’ascoltatore, quello malato, sapevo tutto, anche i dettagli, mi sembrava un mondo meraviglioso ma lontanissimo perché io,oltre ad esser giovane, abitavo fuori Milano, non ero abituato alle cose della grande città, e questa radio invece era in centro. Nella primavera dell’anno dopo, un mio compagno di classe ha conosciuto uno che lavorava in una delle prime radio libere nate, e riuscì ad entrarci. Una volta che entrò lui, mi disse: “Vieni che fai un provino pure tu”. Io andai e fecero il provino in diretta praticamente, non erano molto formali in quegli anni, e dopo 1 mese cominciarono a fare le prime selezioni, lasciando a casa il mio amico e tenendo me. E da lì non ho più smesso. Era l’aprile del ’76. Mi ricordo la prima canzone che ho annunciato, era “Wake up everybody” di Harold Melvin, quella che adesso ha rifatto John Legend. Era l’inizio di una storia che io però non pensavo potesse diventare anche il mio lavoro. Mi ricordo quando a Milano ha aperto lo Studio 54, in quel momento Milano tentava di essere parente di New York, era nel ’79 – ’80, con Tony Carrasco che era uno dei dj originali dello Studio 54, ci ha lavorato e poi è rimasto a vivere in Italia. Mi ricordo che all’apertura c’erano i Trammps, quelli di Disco Inferno, ed era un evento che ci faceva sentire davvero i figli della Febbre del Sabato Sera. Negli anni ’70 c’era una spartizione abbastanza netta, anche le stesse radio libere erano divise in maniera verticale, cioè quelle impegnate di sinistra, e quelle disimpegnate, cioè la maggior parte. Io ero un po’ in mezzo tra le due perché dal punto di vista musicale, pur essendo cresciuto con i cantautori, con Guccini e De Gregori, in realtà mi piaceva tanto questa nuova corrente americana, però a scuola ero uno del movimento studentesco, in teoria ero quello che partecipava agli scioperi, ai collettivi. Tuttavia mi piaceva la parte ludica delle radio, la parte più divertente.”

Essere dj:

“Il termine dj è oggi un termine molto vago, molto vario, sotto lo stesso termine puoi racchiudere dal dj assolutamente tecnico da discoteca come Ralph, Coccoluto, fino a uno come me che ormai con la musica ha un rapporto importante sì, ma non è più il centro del mio mondo. Nel mio modo di fare la radio, la musica è la colonna sonora. Se io fossi un regista e facessi un film, chiaramente non metterei il primo disco che mi capita come colonna sonora, faccio comunque una ricerca e cerco di essere propositivo, di avere una tappezzeria che ci sta bene. Però la radio ha perso fondamentalmente il valore propositivo che poteva avere negli anni ’70 e ’80, adesso con l’avvento di internet e di altre forme come youtube… Io vedo i miei figli: ascoltano la musica su youtube, anzi non l’ascoltano, la guardano, su youtube c’è qualunque brano da qualunque album, anche se non ha il video c’è sempre qualcuno che arrangia qualche immagine.”

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