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Cosa c’entra il Punk con la Disco Music?

Jeans lacerati, t-shirt tagliuzzate con sopra immagini e scritte shock, catene, borchie non andavano d’accordo con l’eleganza dell’atmosfera da discoteca di quegli stessi anni Settanta. I suoni violenti e distorti del punk anglo/americano mal si accordavano con le armonie, i giochi di archi o il ritmo funky che riempivano negli stessi anni le piste da ballo di tutto il mondo.

Eppure il Punk e la Disco, soprattutto tra il ’75 e il ’79, furono le due facce della stessa medaglia. I due volti opposti, ma ugualmente rivelatori di un’ epoca che faceva da ponte tra il ‘Power Flower’ hippie della fine degli anni ’60 e l’edonismo yuppie e tecnologizzato degli anni ’80. Un’epoca complicatissima sotto il profilo  sociale, soprattutto a causa di una fase di grande depressione economica diffusa che per molti versi assomiglia a quella attuale.image3-3

E così anche I LOVE DISCO non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di andare a far capolino in ‘quel’ passato controverso e stimolante, al Metropolitan Museum di New York, dove fino a Ferragosto è aperta “Punk: Chaos to Couture”, la mostra organizzata da Andrew Bolton, curatore del Costume Institute. Il 6 maggio scorso l’inaugurazione, con un gran gala ambitissimo e pieno di stelle della musica e del cinema, tornate a vestire o a rivisitare in salsa glamour la moda punk.

La rassegna, a pochi passi dalle sale riservate ai maestri dell’Impressionismo (!), è organizzata tematicamente e si snoda in 7 gallerie. Il design è firmato dal fotografo Nick Knight in collaborazione con Sam Gainsbury e Gideon Ponte. Si comincia con video e audio dei protagonisti di quel fenomeno, mentre dentro spazi inaccessibili, come installazioni d’arte contemporanea,  la riproduzione fedelissima dei noti gabinetti del locale del Lower East Side di Manhattan CBGB, dove il punk americano è stato tenuto a battesimo e, naturalmente, dell’interno della boutique londinese Seditionaries, fondata negli anni 70 da Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, i ‘genitori’ della moda punk oltre che del gruppo musicale dei Sex Pistols. image4-3

Il manifesto punk “Do it Yourself” torna a contagiare dunque il mondo della moda e forse i giovani (e non), come in quel periodo di crisi e rivoluzione sociale, torneranno ad inventarsi capi shock che sconvolgeranno il concetto attuale di chic da passerella. Tuttavia la mostra vuole anche sottolineare come le grandi case di moda siano state influenzate dal Punk e dalla sua sfrontata liberta’ espressiva. Tra i designers selezionati per le varie sezioni: Dior, Riccardo Tisci for Givenchy, Versace (qui presente anche con il cult dress della maison, ovvero l’abito con le spille da balia dorate che in una sola sera rese Elizabeth Hurley non più soltanto la fidanzata di Hugh Grant ma una diva, ma erano già gli anni ’90). E ancora, su manichini irriverenti, dalla parrucca a cresta colorata, ecco i tributi alla moda punk di Dolce & Gabbana, Chanel, Moschino, Alexander McQueen e Stephen Sprouse, l’autore del mitico vestito indossato da Debbie Harry, meravigliosa leader dei Blondie, nel video di “Heart of glass”, primo e forse unico singolo in cui un gruppo punk canta un pezzo da disco music.

I due volti degli anni ’70.

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