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Cari Discolovers oggi ci dedichiamo ad un tema tutto femminile e da me personalmente molto amato…parliamo infatti di scarpeeeee!!! Infatti una delle mode che più ha contraddistinto i favolosi anni ’70 sono state le zeppe, soprannominate “zattere” o dagli inglesi chiamate “platform”.

image1Sebbene le origini risalgano a diversi anni prima (Carmen Miranda già le sfoggiava), sono stati proprio gli anni ’70 a decretarne il successo. Come tutte le mode, anche questa ha avuto un inizio lento e progressivo attorno al 1973, un apice di massima popolarità nel 1974/75 e una fine lenta e costante dopo il 1976. Ma le mode, come ben sappiamo, ritornano sempre, ed infatti per la prossima estate, molti stilisti hanno proposto nuovamente le zeppe, certo riviste e corrette.
Gli anni ’70, ricordiamo sempre, furono anni di profonde lotte sociali e anche la moda ne risentiva. Le zeppe, per esempio, divennero un must della moda dell’epoca grazie al movimento femminista: sull’onda della protesta giovanile infatti, anche la condizione femminile ricercava nella minigonna quei simboli di emancipazione e di piena autonomia sociale. Ma la mini, che da un lato aveva sì rappresentato la donna “libera”, ma dall’altro aveva rafforzato il legame donna sexy, donna oggetto, e questo era un concetto poco amato dal movimento femminista che nel corso dei primi 70, in pieno boom minigonna, ne sancì la condanna, rea di rappresentare la donna solo sotto l’aspetto estetico. E nel contempo si stava anche diffondendo in larga scala la musica folkloristica, fu quindi gioco-forza che la moda inevitabilmente convergesse verso immagini contadine, rurali, zigane. Ciò voleva dire gonne lunghe fino ai piedi e soprattutto zoccoli. E proprio gli zoccoli, dal tipico tacco largo e dalla tipica zeppa in legno segnarono una tendenza che si diffuse alle calzature comuni.image2 A partire circa dal 1973 quindi, scarpe e stivali presero questa caratteristica e con le zeppe ai piedi, le donne vedevano anche diminuita la differenza di altezza verso gli uomini, e pure questo poteva significare parità tra i sessi. La punta delle calzature era leggermente squadrata pur conservando le sue rotondità, la pianta era rigorosamente larga, il tacco, come dicevamo, largo e alto. Le zeppe erano di legno oppure (quelle più basse) di cuoio. In estate si usava anche il sughero per i sandali più leggeri. Non vi era molta differenza tra l’altezza della zeppe e quella del tacco. Forse qualche centimetro, e questo contribuiva a dare confort ai piedi femminili reduci di anni 60 dai tacchi a spillo.

image3Anche i piedi maschili seppur in forma decisamente minore, cedettero a questa dilagante moda. Magari la zeppa era più che altro una grossa suola (1 cm. o 2) ma vi erano anche modelli da 4 – 5 o più centimetri come quelli adottati dalla allora nascente star Elton John. Con l’ausilio di pantaloni scampanati molto lunghi e larghi, era addirittura possibile coprire praticamente tutta la zeppa. Il 1974 fu ampiamente contraddistinto da questa moda ma negli anni seguenti, come in tutte le mode, il fenomeno iniziò a ridimensionarsi a favore di un tacco più stretto e una zeppa sempre minore.
Ma adesso eccole tornare, molto simili a quelle dell’epoca. Io personalmente non amo… non me ne vogliano le femministe, ma una donna su un tacco 12 è tutta un’
altra storia. Ma voi Discolovers cose ne pensate? Le avete indossate… ma soprattutto: le indosserete la prossima estate????

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