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I sacerdoti delle discoteche: i DJs

I sacerdoti delle discoteche: i DJs

Nei primi anni ‘70 negli Stati Uniti le discoteche divennero i Templi, e i DeeJay ne furono i Sacerdoti.

I dj diventarono i protagonisti indiscussi delle discoteche. Non mettevano banalmente dei dischi ma, come disse il famosissimo dj di New York Bobby Guttadaro, erano “mezzi maestri di cerimonia e mezzi psicologi”. Dovevano usare la loro sensibilità e la loro abilità per capire l’umore delle persone e scegliere i brani giusti che facessero decollare la serata. Il dj era quindi il fulcro della discoteca, l’artista che si esibiva creando la giusta atmosfera e il successo dei locali. Nasceva così un rapporto sinergico tra dj e pubblico in cui nulla  era lasciato al caso. Perché se è vero che i Dj dovevano capire al volo lo stato d’animo del pubblico navigando a vista, dovevano anche essere in grado di guidarlo con le scelte musicali giuste, frutto di un lavoro fatto in precedenza. “Fare il DJ è molto più che semplice, mentre miscelare le musiche di due dischi è una vera e propria arte per la quale occorre orecchio musicale, tecnica e una certa capacità di intrattenere la gente” disse allora Guttadaro, “Il segreto sta soprattutto nel mixare i dischi tra di loro in modo da collegare tra loro i ritmi dei singoli dischi, formando una sorta di tappeto musicale uniforme che ha lo scopo di far continuare a ballare la gente senza mai fermarsi tra un disco e l’altro”.

CHI FURONO I PRIMI DJ?

A New York, nei primi anni ’70, i dj più conosciuti erano di origine italiana:Francis GRASSO, Michael CAPPELLO, Steve D’ACQUISTO, David MANCUSO, Bobby GUTTADARO, Tom SAVARESE e Nicky SIANO, un gruppo interamente italo-americano appartenente alla seconda generazione di genitori immigrati. In quanto tali, sapevano gestire le insicurezze e gli instabili equilibri del mondo circostante. Gli italo-americani e la mafia gestivano gran parte dei locali di allora.


La figura del dj nasce al The Sanctuary di New York grazie a Francis Grasso, famoso per i suoi particolarissimi accostamenti musicali. Nicky Siano, in seguito dj resident dello Studio 54, proponeva musica innovativa, come “Love’s Theme” di Love Unlimited OrchestraT.S.O.P. diMother, Father, Sisters & Brothers (M.F.S.B.), mentre David Mancuso era abilissimo a creare atmosfere con sonorità particolari. Due dei migliori dj di allora furono Tom Savarese e Bobby DJ Guttadaro. “Io sono un performer!” disse Savarese “faccio dello spettacolo ed è proprio ciò che si aspetta da me la gente, divertirsi ed essere intrattenuta dalle mie prestazioni”. Dal 1976 al 1977, Savarese e Guttadaro condivisero il primo posto nella speciale classifica dei migliori dj americani su Billboard. Oltre a lavorare come dj, Savarese e Guttadaro si occuparono anche di mixaggio negli studi discografici. Il primo mixò il successo degli Chic “Dance, Dance, Dance”, mentre il secondo mixò tutte le musiche della colonna sonora del film “Thanks God, it’s Friday”. Grazie ai dj, la disco music diventò un fenomeno di massa che permise a cantanti come George McCrae, Hues Corporation e Barry White di scalare le classifiche di tutto il mondo. Dopo New York anche in altre città americane, come Philadelphia e Miami, i dj lanciarono numerosi artisti della disco music diventati poi famosissimi. Ma i loro gusti musicali per diverso tempo furono ignorati dalle classifiche e snobbati dalle case discografiche, fino a quando, nel 1974, imposero il successo di “Love’s theme” della Love Unlimited Orchestra, prodotta da Barry White e esclusa dalle radio, uniche incontrastate dominatrici del mercato musicale.

PICCOLI DJ CRESCONO

I dj di New York ebbero successo e diventarono delle guide illuminanti della neonata industria della dance. Il monopolio delle radio fu messo ancora di più in discussione quando “Rock your baby” di George Mc Crae e “Rock the boat” delle Hues Corporation raggiunsero la vetta delle classifiche, e Barry White andò al Le Jardin a ringraziare Bobby Dj Guttadaro per il contributo a “Love’s theme”. Nel 1975, su iniziativa di Mancuso, tutti i dj dei club emergenti newyorkesi, che faticavano a comprarsi tutti i dischi in uscita, si riunirono per la prima volta in un sindacato chiamato Record Pool. Proprio così: i dischi appartenevano ai Deejay e non ai Club, chi non li aveva non poteva fare questo mestiere! Il primo Sindacato dei Deejay ottenne il vantaggio di avere le ‘nuove uscite’ in anteprima ma niente di più. I deejay erano contenti di avere i dischi gratuiti e guadagnare denaro per le serate, ma non si curavano di avere contratti regolari né si resero conto di essere parte importantissima di un ingranaggio che in pochi anni fece convergere l’interesse di tutte le case discografiche sulla disco music. Quale fu la novità che emerse a quei tempi?  La durata dei singoli fu allungata e, grazie a Tom Moulton che inventò il primo ‘break’ in studio, nacquero le  speciali versioni mixate, i famosi Disco mix. NelGennaio del 1976 la rivista Billboard, rendendosi conto del successo della disco,  organizzò il FIRST ANNUAL INTERNATIONAL DISCO FORUM. La disco stava diventando una musica pop famosa in tutto il mondo, e l’industria musicale ne approfittò per creare un impero economico di dimensioni mondiali.

LE FRASI

Dj Tom Savarese: “Il DJ non può essere solo un tecnico, deve essere una persona aperta, vivace, musicalmente portata, deve innanzitutto amare ciò che fa, amare tutta la musica non solamente quella disco ma ogni cosa, dal pop al rock”. Dj Tom Moulton: “Avverto e distinguo la tensione nei corpi del pubblico che aspetta il prossimo brano, e osservo come i loro corpi reagiscono alle pause ed ai cambiamenti del ritmo della musica. […] La gente reagisce al suono dei piatti come ad un elettroshock, quando li porti giù, con una pausa suonata solo dalla batteria o dalle conga, è come se li tenessi sospesi sull’orlo di un precipizio. Quindi con la tensione della musica che riprende, li riprendi e li porti sulla terra ferma, per poi franare giù, fino a che non galleggiano nell’aria di nuovo liberi, nuovamente in salvo. La gente non si accorge di queste sensazioni, ma le adora”. Vince Aletti: “A quelli fuori del giro delle discoteche, l’idea che qualcuno che mette i dischi sia considerato una sorta di musicista – capace di creare i suoi brani sulla base di quelli di qualcun altro – può sembrare un po’ eccessiva. Ma non ci sono dubbi, un vero dj può dar vita ad una notte di musica con la sua personalità, il suo stile, il suo spirito, trasformando una sequenza di dischi in una sinfonia spontanea”.

Competenze

Postato il

20 ottobre 2015

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