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Il declino della Disco

Il declino della Disco

A fine anni ’70, con la diffusione mondiale della disco, iniziano anche le prime crociate contro di essa: la disco music comincia il suo declino.

La disco è troppo lontana da tutto ciò che la critica osanna fino a quel momento. La sua mancanza di impegno sociale, la sua studiata artificiosità che si contrappone alla spontaneità del blues e del rock, la mancanza assoluta di presupposti culturali, la rendono troppo diversa. Anche le droghe sono diverse: dal fumo, Lsd ed eroina fatte ‘per pensare’, alla coca, Quaalude e Popper fatte ‘per agire’. Nel 1978 aprono a New York vari club dove si ascolta musica rock (l’Hurrah’s, il Mudd…). Alla fine del 1979 molte case discografiche dimezzano i guadagni e si imbattono in una grossa crisi di vendite. La disco è vittima di un forte “abuso”, viene sovraesposta e commercializzata: è ovunque, onnipresente, quasi “insopportabile”.

LE CROCIATE CONTRO LA DISCO MUSIC

 Nel 1979 la musica disco “muore in una settimana”. L’America, Paese bombardato dai miti della mascolinità e del successo, riserva un posto speciale allo sport professionistico, soprattutto al baseball che, dopo il caso Watergate, le tensioni sociali e la guerra del Vietnam, è rimasta l’unica cosa in cui credere. La disco, con la sua relazione problematica con la mascolinità, ha da sempre con il baseball un rapporto ambiguo nella cultura popolare. Così, a metà anni ’70, iniziano una serie di campagne volte alla distruzione della disco.

Nel luglio del ’79 Michael Veeck, promoter dei White Sox, per far aumentare l’afflusso dei tifosi, mette in scena un “Disco Demolition Derby” durante la pausa tra le partite: tutti i fan che si fossero presentati con un vinile di musica disco da demolire avrebbero pagato il biglietto solo 98 centesimi. Il dj Steve Dahl è complice di Veeck promuovendo l’iniziativa nella radio per cui lavora, la Wlup. Così il “Disco Demolition Derby” ha grande risonanza: la partita registra il tutto esaurito, con un pubblico di 50 mila persone. La campagna anti-disco di Dahl non è un caso isolato. La DREAD, Detroit Rockers Engaged in the Abolition of Disco, è un’organizzazione sostenuta dalla stazione radio rock Wrif e offre ai suoi membri, in cambio di un giuramento anti-disco, sconti per spettacoli o per acquisti in negozi di musica. Nel gennaio 1979 la Wpix, radio di New York, introduce un nuovo format, “solo rock”, volto a boicottare la disco. Le operazioni contro l’universo della disco si espandono a macchia d’olio: a Los Angeles, a Portland, a Seattle, in Oklahoma, fino all’Inghilterra, alla Turchia e ad ogni parte del mondo. L’eclissi della disco segue le campagne di boicottaggio fatte da Dahl e da Reagan, ma non solo.

1979: LA DISCO MUSIC MUORE IN USA, E RIFIORISCE IN EUROPA

 Peter Shapiro: “Come tutte le sottoculture e i movimenti artistici, la disco aveva gettato da sola i semi della propria distruzione. […] La disco conteneva in sé il germe della generazione seguente, che germogliò proprio dal suo interno. L’indizio più chiaro fu il comportamento dei vip, che abbandonarono la disco appena si profilò all’orizzonte la svolta culturale. All’alba degli anni ’80 l’importante era ritornare ai “valori americani”: basta con le stravaganze e i programmi di assistenza sociale europei, solo pure e semplici verità casalinghe, duro lavoro e John Wayne sul suo cavallo bianco. […] La disco come genere musicale (anziché come stato mentale) iniziò rapidamente a declinare negli Stati Uniti a partire dalla fine del ’79; gli unici club di New York a rimanere a galla furono quelli che incoraggiavano l’originalità e la sperimentazione. […] Mentre negli Stati Uniti la disco veniva ricoperta di pece e piume, presa e fatta a pezzi, in Europa non morì mai davvero. Non fu mai trascinata nel fango, il suo nome non fu mai nemmeno pronunciato invano. Anzi, la disco divenne parte, se non la base, dell’infrastruttura pop del continente. Qualunque fosse la ragione, l’importanza della disco in Europa fu forse anche maggiore dopo la sua morte in America nel 1979. In parte questo era dovuto alle legislazioni di molti Paesi europei, che imponevano una certa quota di musica nazionale alle emittenti radio. Ma è anche innegabile che, protezionismo o meno, la disco ebbe uno sviluppo fiorente nelle mani dei produttori europei negli anni ’80, e in massimo grado in Italia”.

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Postato il

1 ottobre 2015

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