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Cari Discolovers oggi ricordiamo un’artista che è stato un simbolo, un’icona, un mito dell’arte e degli anni ’70: Andy Warhol. Ieri è stato infatti il 25esimo anniversario della scomparsa di questo grande artista che morì a New York il 22 febbraio 1987 in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea.

Il padre della Pop Art è uno degli artisti più quotati del `900, e il mercato intorno alle sue opere aumenta di anno in anno, confermando la portata del suo genio creativo, capace di imprimere un’impronta indelebile su un’epoca intera. Andrew Warhola (questo il suo vero nome) nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, da una famiglia di etnia rutena, emigrata dalla Slovacchia negli Usa. Consapevole del proprio talento, dopo il diploma si iscrisse al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh, dove seguì i corsi di pittura e design. Dopo la laurea, nel 1949, si trasferì a New York. Li´, in breve tempo, si affermò nel mondo della pubblicità lavorando per riviste come `Vogue´ e `Glamour´. Ma la sua carriera nel mondo dell’arte iniziò solo intorno al 1960, quando cominciò a realizzare i primi dipinti, che si rifacevano ai fumetti e alle immagini pubblicitarie. L’opera di Warhol si inserì da subito nel filone della Pop Art, che stava nascendo proprio in quegli anni in Inghilterra e negli Usa, mescolandosi però ancora all’informale e all’astrazione. Elementi che Warhol spazzò via, quando, nel `62, iniziò ad usare la tecnica della serigrafia e rivolse l’attenzione alle ´icone simbolo’ del suo tempo. Il successo fu travolgente. Warhol trattò anche temi di forte impatto e drammaticità, come nelle serie dei `Car Crash´ e dell’Electric Chair, ma sono inquietanti anche i ritratti delle celebrità fermate sulla tela con lo sguardo inespressivo di santi e madonne. Intuendo le molteplici suggestioni della cultura underground, l’artista fondò la mitica `Factory´, che divenne negli anni ’80 luogo di incontro per le nuove generazioni, da Keith Haring a Jean-Michel Basquiat. Vivo per miracolo, dopo l’attentato compiuto da Valery Solanas, Warhol fondò la rivista ´Interview’, dedicata al mondo del cinema con la formula dei famosi che intervistano famosi. Dagli anni `70 sino alla morte, Warhol eseguì fra i 50 e i 100 ritratti all’anno, e le sue immagini di Campbell’s e Brillo vennero esposte nei musei di tutto il mondo. La sua ultima meta fu l’Europa, Parigi e Milano, dove, tra il 18 e il 24 gennaio 1987, presentò una delle sue ossessioni, la serie dedicata a “l’ultima cena” di Leonardo. Tornato negli Usa, il 17 febbraio venne colpito da una colica biliare. Operato alla cistifellea al New York Hospital il 21 febbraio, muorì il mattino successivo. In questo venticinquesimo anniversario, l’Italia gli rende omaggio con molte iniziative. La sua presenza è d’obbligo nelle numerose rassegne attualmente in corso sulle avanguardie americane (a Palazzo delle Esposizioni che presenta un’opera della serie `Elecrtic Chair´ o a San Marino, dove invece c’è una bellissima Jackie). E interamente dedicata a Warhol è `Dall’apparenza alla trascendenza´, fino all’11 marzo al Centro Saint-Benin di Aosta, per una carrellata delle sue opere più famose. In attesa di `Andy Warhol Haedlines´ (`Andy Warhol e i media´), a Roma dal 12 giugno negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che (grazie alla collaborazione dei maggiori musei americani) per la prima volta riunisce le opere incentrate sui simboli linguistici e non sulle icone.
E voi Discolovers avete qualche ricordo legato a questa icona del secolo scorso? Avete mai visto alcune sue opere?…io si e le ho trovate incredibili, sconvolgenti… meravigliose!!!

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