Cosa hanno rappresentato per te gli anni ’70, in particolare gli anni del “La Febbre del Sabato sera”?

Hanno rappresentato la scoperta del mondo. Del mondo ‘vero’, intendo, del mondo ‘adulto’. In quegli anni da ragazzino mi stavo trasformando in ragazzo e La Febbre del Sabato Sera mi ricordo bene che fu un po’ uno shock: era brutale in certe scene a quei tempi, il sesso in macchina per esempio, e poi il mondo della notte e delle discoteche, che aveva un fascino pazzesco. Ci ha raccontato un mondo, ci ha fatto crescere e ci ha fatto sognare.

Un aneddoto, un ricordo, una curiosità legato alla disco music da condividere con gli amici di “I Love Disco”?

La potenza di quella musica. In tv in quegli anni c’era su una tv privata romana un programma di discomusic in cui il presentatore era solo, metteva la puntina sul disco che iniziava a suonare e lui si agitava e batteva le mani a tempo fino alla fine del pezzo: basta, il programma era tutto qua, ma un po’ il fascino delle prime tv private, un po’ la potenza della discomusic, era fortissimo, non me ne perdevo una puntata!

Perché una musica ‘frivola e superficiale’ è diventata uno dei più imponenti fenomeni commerciali mondiali e patrimonio condiviso da diverse generazioni?Non mi piace razionalizzare. Era una musica potente e basta. Era quella che potevi ballare nelle discoteche. Era quella che ti entrava nelle ossa. Ed erano pure meravigliose canzoni… Gloria Gaynor… Village People… Donna Summer, Barry White! I Bee Gees, mamma mia che cosa erano le canzoni dei Bee Gees!

Perché in una società che brucia le novità in una settimana, quella musica da oltre 30 anni è ancora oggi un rito collettivo di massa in ogni discoteca del pianeta?

La nostalgia credo c’entri e nostalgia non solo perché prima eri più giovane, ma soprattutto nostalgia per un mondo meno difficile da vivere. Ma questo non vale per i ragazzini che la ballano anche oggi, è proprio che è perfetta per farti muovere, è bella ed è pulita. Arte. E l’Arte è emozione, come fai a spiegarla?

Perché ancora oggi, la musica anche di tendenza, la moda, i costumi attingono a piene mani agli anni ’70?

Per quello che mi ricordo ( ero un ragazzo ) erano anni un po’ bui, ma nello stesso tempo con degli sprazzi di luce fortissima, la disco era tra questi, e anche la nascita delle radio e tv private! Ecco, solo questa cosa basterebbe a raccontare il fermento di quegli anni. Oggi per tanti versi siamo in una situazione simile, sono anche questi anni molto bui e non solo per la crisi economica. Forse chi ha più sensibilità – come gli stilisti e gli artisti – coglie qualcosa di simile negli anni 70 e lo ripropone in veste nuova.

Cosa pensa in merito all’ affermazione del Prof. Tim Lawrence:

“In Usa, dove è nato anche il fenomeno della disco-teca, la disco music ha favorito l’affermazione di importanti diritti civili (gay, neri, ispanici…); nel resto del mondo è stata associata al disimpegno e, peggio ancora, alla droga, all’alcool e al sesso fine a se stesso. Ma la realtà è che la disco è stata uno dei più grandi fenomeni di integrazione di massa. Giovani e meno giovani, neri e bianchi, professionisti ed operai, gente di sinistra e di destra, tutti riconoscono la disco music come propria. La Disco music è la musica popolare per eccellenza: è patrimonio di tutti e appartiene a tutti. Noi crediamo che accanto alla musica Pop in generale, ed anche alla Disco music, sia

arrivato il momento di mettere la parola ‘culture’.”

È cultura?

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