“La Disco Music ha riempito le discoteche e aggregava”

I Love Disco intervista Platinette sugli anni ’70, sui ricordi e sulla sua esperienza con ladiscomusic.

 Ricordi:

“Mi ricordo che ero più giovane, non nel senso fisico ma nel senso mentale del termine. Ero molto più ingenuo, molto pulito dal punto di vista delle aspettative, ne avevo una valanga, soprattutto sulla musica, come la stragrande maggioranza dei ragazzi. E poi la scoperta delle discoteche: man mano passano gli anni, poi io ero abbastanza coraggioso, andavo a ballare a 14-15 anni in un posto che c’era nella mia città che è Parma, all’interno del Parco Ducale, nel giardino, una discoteca che era ancora una balera, in realtà, c’era il complesso che suonava, tu ballavi gli shake, ballavi i lenti – io mai – e poi c’erano le pause e andavi al bar.Lì però ho cominciato a vivere, e in una qualche maniera ad apprezzare la dance che all’inizio per me era parte marcia della musica nera, l’avrei catalogata così più tardi. Però dicevo: “Mamma che robetta!”, ero già nel pieno di Diana Ross. Io vivendo in una terra dove la famosa discotecona, quella lungo la famosa via Emilia, disseminata di queste cattedrali della Disco Music come era appunto allora di rigore, vedevo che aggregava. Da una parte c’era quello, dall’altra le balerone del liscio. Però questafaceva capire che era in grado di svolgere una funzione – poi non so se utile o meno – ma socialmente rilevante, quella dell’aggregazione. Quei posti da 5 o 6 mila persone nascono per la disco e la dance, perché non ci sono balere da liscio così enormi”.

La musica e la moda anni ’70

“Vado d’accordo con le donne della musica, con le donne che la gente reputa difficili, che son state protagoniste dei ’70, come Nicoletta, la Rettore, Ornella, la massima signora di Lugano. Per me i ’70 sono anche molto Mina, come singoli “I Three Degrees”, Barry White “You’re the first  my last my everything” e Diana Ross. La moda anni ’70, sì, mi piaceva molto – dice Platinette – mi ricordo quando aprì il primo  negozio Vivienne Westwood, con il pavimento inclinato, l’orologio che andava al contrario, tu che per cercare un vestito  scivolavi. Quando a Londra si andava al mercato, a Soho, per cercare quello che ci serviva, vedevo la moda e come cresceva,  non era solo la questione della mini, del jeans stracciato, della maglietta con le scritte. Ecco, per me simbolo degli anni ’70 è la  maglietta con le scritte “uahuu, pau, boom” e roba simile. Oppure la moda, che arrivò fino alle località di villeggiatura italiane,  di  mettere una maglietta tinta unita in una lavatrice fatta apposta dove la strizzavi e venivan fuori quel colore “zap”, ecco se  devo trovare un simbolo, è quello.”

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