“Abbiamo cominciato a mettere noi i dischi, a parlare sopra ai dischi, a fare una vera rivoluzione per l’epoca!”

I Love Disco intervista Renzo Arbore sugli anni ’70, sui ricordi, sulla discomusic e sulle sue esperienze come dj e grande rivoluzionario radiofonico.

Gli anni ’70:
“Non mi piacevano affatto dal punto di vista sociale e politico perché c’era la violenza, c’era che la risata non era stata sdoganata, non si poteva ridere, anche se alcuni scrivevano “una risata vi seppellirà”, non era vero, erano tutti ciechi, non si poteva, c’era il cosiddetto ‘impegno’. Erano anni di dolore, ogni mattina si accendeva la radio e c’era chi era stato gambizzato, chi non c’era più, chi era stato colpito. Erano anni violenti, politicizzati in un senso più antipatico. Noi però, io e Boncompagni, Marenco e Bracardi, osammo violare questo ordine con un programma che si chiamava “Alto gradimento” alla radio, che ebbe uno straordinario successo, forse dovuto proprio al fatto che non si rideva altrove. Eravamo noi e i film di Totò che c’erano in certi cinemini di periferia, e i ragazzi andavano a vedere i film di Totò, che erano datati, pur di sorridere un po’, perché sembrava proibito ridere. Quindi quelli non sono stati anni felici.”

La radio e essere dj:
“Mi sono inventato “Quelli della notte”, il primo programma nostalgia nella storia della radio con “Cari amici, vicini e lontani” nell’84, dedicato ai vecchi cantanti che nessuno voleva più, e quindi prima di Paolo Limiti mi son divertito a riportare Nilla Pizzi, Gino Latilla, Carla Boni, Consolini e poi i cantanti di allora, il Quartetto Cetra, è stato un bel momento. E poi “Quelli della notte” e via via, ma non facciamo la commemorazione!
La radio prima era togata, poi noi l’abbiamo scardinata con Boncompagni, abbiamo cominciato a mettere noi i dischi, a parlare sopra ai dischi, a fare una vera rivoluzione per l’epoca, a non scrivere i testi ma a dare alla SIAE le cassette con la registrazione delle nostre opere, quindi tutte cose rivoluzionarie per l’epoca. Poi l’avvento delle radio libere ha portato ad una vera libertà, il modello era un po’ quello nostro, i due ‘Pierini’ che alla radio possono dire quello che vogliono, però per molto tempo si è andati avanti con le dediche, le new entry, le classifiche dei dischi, le lettere.
I dj che lavorano nelle discoteche sono dei geniacci straordinari, sono degli avanguardisti, gente che sceglie. Io ne conosco alcuni, come Coccoluto, sono bravissimi, scelgono dischi, producono dischi, modificano dischi, vanno in classifica in internet con queste elaborazioni. Invece chi è sofferente è il dj della radio, è un mestiere che si sta rarefacendo, sono rimasti pochissimi quelli che scelgono i dischi, e mi dispiace moltissimo perché noi facevamo un lavoro importante anche per le case discografiche perché suggerivamo quello che voleva il pubblico, facevamo da filtro, e così potrebbero fare anche i dj radiofonici di oggi. Invece non lo fanno più.”

La Discomusic:
“Noi abbiamo cominciato con l’R’N’B (così si chiama ora, ma noi lo chiamavamo Rhythm and Blues!), James Brown, Aretha Franklin, Otis Redding. Poi dopo anche la discomusic, la prima discomusic, i grandi interpreti di allora, Gloria Gaynor James Brown, Aretha Franklin, Otis Redding, cioè l’R’N’B fino a Prince, Stevie Wonder, Ray Charles, cioè la musica nera che poi ha generato la dance, perché quella è stata una forma di popolarizzazione di un genere molto duro che ha cominciato, credo, con “I got you” di James Brown.”

Un aneddoto:
“Siamo stati proprio i primi dj, non c’era la parola in Italia, la parola fu coniata dal direttore della radio di allora che, tornando dagli Stati Uniti, disse: “Ma lo sa che anche quelli che scelgono i dischi alla radio americana parlano e si chiamano disc jockey?”, io dissi “Noi lo sappiamo”. Lui rispose: “Allora fate voi i disc jockey!”.

 

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